| Chieri | |||||||||
|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|
|
|
|||||||||
| Stato: | |||||||||
| Regione: | |||||||||
| Provincia: | |||||||||
| Coordinate: | Coordinate: | ||||||||
| Altitudine: | 305 m s.l.m. | ||||||||
| Superficie: | 54 km² | ||||||||
| Abitanti: |
|
||||||||
| Densità: | 595 ab./km² | ||||||||
| Frazioni: | Madonna della Scala, Pessione | ||||||||
| Comuni contigui: | Andezeno, Arignano, Baldissero Torinese, Cambiano, Montaldo Torinese, Pavarolo, Pecetto Torinese, Pino Torinese, Poirino, Riva presso Chieri, Santena | ||||||||
| CAP: | 10023 | ||||||||
| Pref. telefonico: | 011 | ||||||||
| Codice ISTAT: | 001078 | ||||||||
| Codice catasto: | C627 | ||||||||
| Nome abitanti: | chieresi | ||||||||
| Santo patrono: | Santa Maria delle Grazie | ||||||||
| Giorno festivo: | 12 settembre | ||||||||
| Sito istituzionale | |||||||||
Chieri (in piemontese: Cher) è un comune della provincia di Torino
Situato ai piedi della collina torinese, ad est del capolugo, sul margine meridionale delle colline del Po. Ha 34.312 abitanti.
Il luogo, dove si trova ora la città, fu abitato fin dall'epoca preistorica, come attestano diversi ritrovamenti archeologici risalenti all'Età del Bronzo e dell'inizio dell'Età del Ferro. Sulle pendici della Collina di San Giorgio venne edificato in epoca preromana da un popolo ligure un villaggio fortificato.
Ad esso, all'inizio del II secolo a.C. i Romani aggiunsero una loro colonia. Questo spiega il doppio toponimo Carrea Potentia, tramandatoci da Plinio il Vecchio. Se Potentia, infatti è il nome romano, Carrea è la voce ligure, derivante dal celtico Kari, il cui significato è sasso, e per estensione villaggio fortificato. Ancora oggi la forma dialettale Cher riporta all'antico toponimo celtico. Il nome Kaira rimase alla città sino al XIII secolo.[1] e solo dal secolo successivo si affermò definitivamente la forma maschile Kairo.
Fra tutti i centri fortificati tra gli Appennini ed il Po, almeno a partire dal I secolo d.C, fu un centro amministrativo dotato di autonomia, indipendente da altre città. Ormai della Chieri romana, cinta da mura e rifornita da un acquedotto, che scendeva dalla collina di Pino Torinese, non è rimasta nessuna testimonianza architettonica di rilievo. Invece sono numerosi i reperti archologici ritrovati a più riprese a partire dal Seicento ad oggi. A partire dal 1958 sono stati riportati alla luce i resti di una villa romana, e parte delle mura sono state riscoperte nel 1970.
Durante la dominazione Longobarda, tra il V ed il IX secolo scarse sono le notizie su Chieri, che perse progressivamente di importanza, riducendosi ad un piccolo borgo di campagna, privo di qualsiasi rilievo amministrativo e politico. Interessante è la lapide ritrovata nel 1875 durante i restauri del Duomo. È una lastra di marmo bianco, una volta copertura di un sepolcro di una bambina cristiana, Genesia, morta a due anni, il 18 giugno, 488. Riveste particolare importanza in quanto si tratta della più antica lapide cristiana ritrovata in Piemonte
È solo con il X secolo che è possibile osservare la storia chierese con l'aiuto di documentazioni certe. Il nome Chieri compare per la prima volta nel 955 in un contratto relativo al possesso di una vigna tra l'abate Bellegrimo della Nova e Landolfo, messo del Vescovo di Torino, sotto la cui dominazione, risulta essere il comune di Chieri.
Risale comunque al periodo compreso tra il 996 ed il 999, un diploma dell'imperatore Ottone III, il quale conferiva il dominio di Cari al Vescovo di Torino, confermando comunque una situazione già esistente.
Landolfo, Vescovo di Torino tra il 1011 ed il 1038, fu l'artefice di una trasformazione profonda di quello che all'epoca era un piccolo villaggio di campagna. La sua azione fu decisiva per la storia futura di Chieri, in quanto la mise in condizione di prendere il sopravvento sui centri limitrofi. Fece cingere la città di una cinta muraria e costruì sulla cima della Collina di San Giorgio una torre ed un castello. Sul piano ordinò la costruzione della chiesa di Santa Maria in sostituzione di una paleocristiana oramai in rovina.[2].
Nel 1046, in seguito al matrimonio tra Adelaide di Susa[3] e Oddone di Savoia, Chieri entrò a far parte dei domini sabaudi. Dopo la morte della contessa nel 1092, si diede un ordinamento comunale, eleggendo propri magistrati e rendendo il potere vescovile poco più che formale. Agendo in alleanza ad Asti iniziò una fase di espansione che coincise con la formazione del marchesato del Monferrato, ad opera della dinastia degli Aleramici, con cui, nei secoli successivi Chieri dovette scontrasi più volte.
Nel 1154 Chieri ed Asti si unirono in guerra contro Guglielmo IV del Monferrato, il quale una volta sconfitto si rivolse al nipote, Federico I di Hohenstaufen, detto il Barbarossa, re di Germania e Imperatore del Sacro Romano Impero. Nello stesso anno, chiamato da papa Adriano IV e da altri comuni italiani, l'imperatore scese in Italia. Venne convocata la Dieta di Roncaglia,[4] l'imperatore intimò a Chieri ed ad Asti di sottomettersi al Marchese del Monferrato. Entrambi i comuni non vollero inviare dei propri rappresentati a Roncaglia, pertanto furono dichiarate ribelli. Alla fine di gennaio del 1155 l'imperatore occupò Chieri, i cui abitanti già da tempo si erano rifugiati sulle colline circostanti. Il Barbarossa si limitò a distruggere le torri e le abitazioni (difficle immaginarsi torri ed abitazioni murarie distrutte, il mattone non brucia), risparmiando le cinta murarie. Quando l'imperatore lasciò la città per dirigersi verso Asti, gli abitanti lasciarono le colline e ricostruirono la città. Furono edificate nuove mura nelle quale vennero compresi gli edifici situati attorno alla Chiesa di Santa Maria, che erano rimasti fuori dalle mura costruite da Landolfo.
Nel 1158 incalzato dagli avvenimenti, Il Barbarossa scese nuovamente nella penisola. Riunita una nuova Dieta di Roncaglia questa volta Chieri ed Asti si schierarono al suo fianco nella lotta contro Milano. Nello stesso anno l'imperatore concesse Chieri in feudo al conte Guido di Biandrate e l'anno successivo al Vescovo Carlo, vedendosi soggetta pertanto ad un doppio potere: feudale e vescovile.
La situazione cambiò in meno di un decennio. Il Barbarossa dovette tornare in Italia nel 1163 e nel 1166, quando un notevole numero di comuni del nord si era organizzato nella Lega Lombarda. Questa volta l'imperatore subì una sconfitta mortificante. Ed è in questo quadro che si situa la ripresa chierese degli anni sessanta. Il vescovo Carlo rinunciò nel 1168 ad ogni suo diritto su Chieri. Il 7 aprile, 1168 lo stesso giorno della fuga del Barbarossa, dopo la vittoriosa resistenza oppostagli da Alessandria, il vescovo convocò tutti i chieresi in assemblea e concesse a loro i buoni usi. Con questo termine si intendeva una serie di prerogative, tra le quali la costituzione di un consiglio che ne garantisse i diritti e la possibilità un autonoma politica fiscale. Tali buoni usi furono ottenuti con una conquista progressiva, ma costante, che scandì l'affermazione della repubblica di Chieri. Un processo destinato a concludersi nel 1238 con il conseguimento del più ambito fra i buoni usi: la diretta dipendenza dall'imperatore. Eliminata la presenza vescovile rimaneva la presenza del conte di Biandrate che non poteva più contare sulla protezione del Barbarossa.
Nel 1169 venne stipulato un trattato di allenza tra Chieri ed Asti, iniziando una lunga e logorante guerra contro Novara. Tale guerra che si concluse nel 1172 vide la vittoria dei due comuni alleati.
Il Barbarossa, nonostante le sconfitte precedenti, non aveva desistito alle sue mire egemoniche sul nord Italia. Nel 1176 fu duramente sconfitto dai comuni italiani a Legnano. Fra le truppe della lega vi erano anche militari chieresi, e la tradizione vuole che perirono in battaglia 50 membri della famiglia Balbo, una delle più potenti del patriziato chierese.
Contemporaneamente a Torino era stato eletto vescovo Milone di Cardano, la cui politica era diretta sia contro i Savoia,[5] sia contro i comuni che si erano sottratti al controllo della curia torinese. Il 18 febbraio, 1184 vennero inviate truppe contro Chieri; 23 chieresi, fra i più ricchi ed autorevoli si recarono a Torino, prestando atto di sottomissione al Vescovo. La sconfitta costituì una battuta d'arresto verso la strada dell'emancipazione della città dal potere vescovile, facendo crescere un attrito tra le due comunità.
La situazione mutò nel 1188 quando nominato Milone arcivescovo di Milano a succedergli a Torino fu chiamato Arduino di Valperga. I chieresi riuscirono a riconquistare in parte quanto perduto negli anni precedenti. Nel 1193 tra i due comuni, scoppiò una guerra, che si concluse alla fine del secolo, con il trattato di Mairano.[6]
Raggiunta la pace, gli anni che seguirono furono di prosperità per Chieri che consolidò la sua influenza economica su un numero sempre maggiore di centri limitrofi. Iniziò quindi un massiccio fenomeno di inurbamento da parte di abitanti provenienti dai comuni vicini, alcuni dei quali si spopolarono fino a scomparire.
Nel 1203 venne acquistata Santena e venne raggiunto un accordo con i Templari in base al quale l'ordine cedette a Chieri case e terre possedute in località San Martinio di Gorra, sul torrente Stellone. Dietro l'acquisto vi era la volontà politica di costruire in quel luogo un baluardo con funzione difensiva, ma solo nel 1245, fu possibile mettere in pratica il proposito e si poté fondare il nuovo centro: Villastellone. L'importanza di tale accordo risiede soprattutto nel fatto che Chieri e Testona appaiono legate alla causa sabauda contro Torino. Un nuovo trattato tra Chieri, Testona e Torino venne stipulato il 4 marzo,1204 ; prevedeva l'unificazione dei tre centri con un unico podestà, ma le differenze erano tali che rimase di fatto lettera morta.
Alla morte di Arduino di Valperga, nel 1206, suo successore come vescovo di Torino fu Jacopo di Carisio, il quale riprese la politica di Milone e di Carlo per ristabilire il suo potere sulla contea. Dovette fare i conti con la emergente potenza sabauda. Al principio del XIII secolo il trono imperiale era conteso tra Enrico di Svevia e Ottone di Brunswick. Il conte Tommaso di Savoia parteggiava per il primo e nel 1207 ne ebbe in ricompensa Chieri e Testona che vennero dichiarate suoi feudi. Nel 1210 il vescovo Jacopo inferse un duro colpo a Chieri abolendo una serie di "buoni usi", che si venne così a trovare nel giro di qualche anno soggetta sia ai Savoia che al vescovo. Tuttavia Tommaso I non poté mai prenderne possesso in quanto morì Filippo , ed Ottone divenuto imperatore come Ottone IV liberò Chieri dalla sudditanza sabauda, e definitivamente dal potere vescovile. Grazie a questo Chieri sancì la sua totale e completa indipendenza, che si rafforzò con gli accordi con i Biandrati nel 1210.
Iniziò una politica di espansione che non lasciò indifferenti i comuni vicini, soprattutto Torino e Testona. Nel 1228 si unirono in un'alleanza antichierese che comprendeva anche Pinerolo, i conti di Biandrate e i conti di Piossasco. Chieri per far fronte all'alleanza si schierò con Genova e il conte di Savoia. A far scoppiare il conflitto, ormai inevitabile fu la decisione del Duca di Borgogna di impedire il passaggio delle merci verso la Francia, se non per la via di Torino o Pinerolo. Una decisione che avrebbe soffocato non solo l'economia di Chieri ma anche quella di Asti e Genova, non a caso sue alleate. Chierì attacco allora nel 1228 l'anello debole dell'alleanza : Testona, che fu rasa al suolo.
Frattanto saputo della venuta in Italia il 27 novembre,1237 dell'imperatore Federico II i chieresi vollero approfittare della sua venuta per ottenere il più importante dei "buoni usi" : la diretta soggezione al trono imperiale. Venne pertanto dichiarato "nuncio" del comune un uomo dell'imperatore Alberto Strucio.
Dal 1239 a Chieri fu consentito di battere moneta. Gli anni che seguirono furono di grande prosperità ed il comune poté non solo costruire il baluardo di Villastellone, ma ampliò di molto i propri domini : Baldissero Torinese, Trofarello, Andezeno e i castelli di Moriondo e di Bulgaro.
In questo periodo i conti di Savoia non avevano cessato i tentativi di controllare gli spazi subalpini. Ma in un Piemonte in larga parte ostile a Tommaso II di Savoia, fu tuttavia necessario trovare nuove alleanze, tra cui Chieri, anche se nel 1252 Asti aveva ottenuto una prima vittoria obbligandolo in un trattato a non acquistare nessun territorio tra il Po ed Asti.
Due anni dopo la tregua venne rotta dai Savoia che scatenarono una guerra culminante con la cattura da parte della popolazione di Torino di Tommaso II. Le armate chieresi, tra i quali era presente il conte Manfredi, tentarono di liberarlo nel momento in cui veniva portato ad Asti, ma il tentativo fallì. Quando venne stipulata una pace nel 1260 con Asti, la posizione di Chieri era mutata rispetto agli anni precedenti. La morte di Tommaso II rese più debole la posizione di Chieri in quanto il successore, Pietro II fu interessato più ai territori francesi che ai subalpini.
Il fatto nuovo di questi anni era la presenza sempre più massiccia degli Angioini, che avevano saputo approffitare della momentanea debolezza sabauda nella regione. Tale presenza spinse diversi comuni piemontesi, fino ad allora acerrimi nemici, ad allearsi, ma la sconfitta di Tagliacozzo del 1266, aumentò ulteriormente la presenza angioina in Italia. Torino cadde in mano agli Angiò nel 1270, costringendo Chieri ad un atto di sottomissione.
Gli anni che seguirono fecero maturare l'idea che Carlo d'Angiò fosse non meno pericoloso a quel Manfredi, figlio naturale di Federico II. In tal modo si rinvenne ricompattando quell'alleanza antiangioina che pareva essere stata distrutta dalla vittoria di Tagliacozzo. Il 27 marzo 1273 venne stipulato un nuovo trattato tra Asti e Chieri, che li rivide a pari livello. Così grazie all'apporto del Marchese del Monferrato nel giro di pochi anni la potenza Angioina in Piemonte era scomparsa, anche se non per sempre. Il 10 dicembre 1275 a Roccavione gli eserciti di Asti-Chieri con un abile attacco a sorpresa distrussero le armate provenzali.
Da questo conflitto trasse un grande profitto Guglielmo VII del Monferrato, il quale aveva notevolmente esteso i propri domini comprendendo un territorio che andava da Milano a Torino, da Vercelli ad Ivrea. Consapevoli di questo Asti-Chieri si allearono con il conte di Savoia e mossero guerra contro il marchesato che tra il 1290 e il 1292 fu sconfitto e catturato, morendo prigioniero degli alessandrini.
Chieri tra ultimi anni del Duecento e i primi del Trecento visse una fase estremamente dinamica : l'afflusso delle popolazione e la costruzione di orti protetti da cinta murarie diedero al comune una relativa sicurezza negli approvigionamenti alimentari. Per quanto riguarda la situazione politica il comune era dilaniato dalle lotte interne.
Il potere era saldamente in mano della nobilità de hospitio. Con questo termine si indicava le famiglie patrizie più antiche di Chieri : i Balbiano, i Bertoni, i Broglia, i Mercadillo, i Visca. In contrapposizione ad essi si organizzava la restante parte della nobiltà chierese - definita nobiltà de non hospitio - e la ricca borghesia Guelfa. Alla fine del 1228 costituirono la Società di San Giorgio che alla fine del Duecento deteneva il reale potere politico. Essa però era divisa al suo interno, i cui contrasti esplosero più volte nel corso del XII secolo e nel 1291 un gruppo di 230 membri diede origine all' "hospitio" della Società di San Giorgio. Dopo una serie di lotte intestine, durate circa 40 anni, che stavano minando l'intera economia chierese, il comune decise di trovarsi un signore.
La scelta cadde sugli Angiò. Il 18 luglio, 1339 il Consiglio maggiore deliberò la sottomissione della repubblica a Roberto d'Angiò, conte di Provenza, re di Napoli e di Sicilia. Carlo d'Angiò però morì nel 1343 lasciando il regno di Napoli e di Sicilia in mano alla nipote Giovanna alla quale Chieri chiese aiuto contro la minaccia del Marchese del Monferrato. La regina inviò allora il siniscalco Reforza d'Angoult che giunto a Savigliano nel 1345 chiamò a raccolta tutte le forze guelfe. Le armate chieresi furono sterminate grazie ad un gruppo di armati Ghibellini e ad un loro inaspettato alleato, il marchese Giovanni II del Monferrato, e successivamente dopo la guerra da Luchino Visconti signore di Milano. Con la battaglia di Gamenario ebbe termine la potenza angioina in Piemonte.
Ma la guerra non era finita e Chieri per poter resistere dovette chiedere aiuto a Giacomo di Savoia-D'Acaia, fino ad allora alleato degli Angioini, non solo non era d'accordo con il rafforzamento del marchesato, ma sperava di trarre profitto dalla divisione dei domini angioini in Piemonte. Lo schieramento era : da una parte Savoia e Savoia-Acaia e dall'altra Visconti, Paleologhi del Monferrato e Aleramici di Saluzzo. Il 13 maggio, 1347 i Chieresi cacciarono l'ultimo vicario Angioino, ed il 19 i si sottomisero ai Savoia e Savoia-Acaia. Da notare che con questa alleanza, nonostante il donativo annuo pagato in cambio della protezione militare Chieri non rinunciò a nessuna delle sue libertà. Nonostante avesse trovato protezione, la guerra non era comunque finita. Il pericolo era rappresentato dai nobili fuoriusciti i quali sollecitavano il Marchese del Monferrato a riprendere la lotta contro Chieri. Finalmente il 25 settembre,1349 venne stipulata la pace tra i Savoia e i Marchesi del Monferrato e i Visconti.
Quando Chieri si era sottomessa, nel 1347, non aveva scelto tra i Savoia e i Savoia-Acaia. Negli anni 50 i contrasti tra le due signorie si erano inaspriti esplodendo in tutta la loro gravità, che costrinsero Chieri a fare quella scelta che aveva più volte rimandato. Quando nel 1359 Amedeo IV sconfisse Giacomo, Chieri si consegnò al conte. Ma quando le due faziono trovarono un accordo anche Chieri si adegò riconoscendole entrambe. Gli ultimi anni del Trecento furono tra i più devastanti della storia della città. Una nuova guerra scoppiata tra il marchese Teodoro II del Monferrato e Filippo d'Acaia, vide il chierese devastato dalle armate del condottiero Facino Cane assoldato dal bellicoso marchese. La guerra proseguì fino al 1403 senza mutare sostanzialmente gli assetti politici esistenti.
Nel 1405 venne costruito il nuovo Duomo, nel 1427 venne trasferita da Torino l'università , che vi rimase fino al 1434. La fase espansiva era terminata e i confini comunali rimasero gli stessi fino alla fine dell'Ottocento.
Un cambiamento importante avvenne nel 1418 con la morte del principe Ludovico di Savoia-Acaia, ultimo della sua linea. I domini sabaudi tornarono allora sotto un unico signore, Amedeo VIII . A partire da quell'anno la storia di Chieri si integra con quella dello stato sabaudo, ma dopo il momento di Amedeo VIII, visse una crisi destinata a durare per oltre un secolo fino ai tempi di Emanuele Filiberto. Nonostante le guerre Chieri vide il rifiorire dell'attività economica. Fin dal XIII secolo l'industria tessile era stata una delle principali risorse economiche della città e nel 1482 i produttori di tessuti si unirono della "Università dell'arte dei Fustagneri".
Nel settembre 1484 Carlo VIII re di Francia attraversava le Alpi facendo tappa a Chieri, diretto a sud della penisola. La guerra portò con se la peste, e Chieri non ne fu certo immune. e migliaia furono i morti. Finalmente il 24 luglio,1533 venne sancita una pace interna al comune ,ponendo fine al conflitto che vedeva allora esponenti della nobiltà chierese contro la Società di San Giorgio.
Nel 1535 dopo un breve periodo di pace, la guerra tra Francesco I re di Francia, e l'imperatore Carlo V, re di Spagna, riprese e i tentativi compiuti da Carlo III di Savoia di rimanere neutrale furono vani, scegliendo l'alleanza con il re di Spagna, e così nello stesso anno truppe francesi invasero il Piemonte. Sarebbero stati necessari 30 anni al ritorno della pace. Il ducato era devastato da mercenari e soldati fuggiaschi che radevano al suolo ogni cosa incontrata. Fu un fosco periodo per Chieri. Dopo un tira e molla tra francesi e spagnoli, il 10 agosto, 1557 il giovane duca Emanuele Filiberto, succeduto a Carlo III sgominò i francesi costringendoli ad alla pace, stipulata a Cateau-Cambresis il 3 aprile1559. Il 12 dicembre1562 Chieri era definitivamente libera.
Le devastanti condizioni di Chieri durante la prima metà del XIV Secolo, furono una delle cause che resero il terreno fertile alla predicazione protestante.[7] Il primo a diffondere la Riforma fu Gian Battista Pallavicino, e successivamente negli anni quaranta Matteo Grimaldi Moffa, nato proprio a Chieri, uno dei massimi esponenti del protestantesimo italiano. Questo vide un drammatico crescendo di intolleranze reciproche tra cattolici e protestanti. Emanuele Filiberto, cattolico, inviò nel 1563 alcuni frati per iniziare una vera e propria opera di rievangelizzazione, che culminò in un editto promulgato il 10 giugno, 1565 in cui autorizzava la persecuzione dei protestanti.
Durante gli anni di Carlo Emanuele I (1580-1630) vi fu una grande attività tanto in campo economico che urbanistico. Ad interromperla fu l'invasione francese del 1630 i dui nefasti effetti furono aggravati dalla peste. Nel giro di due anni a Chieri morirono circa 4.500 persone. Nel 1631 stipulata la pace con i francesi, con la pace di Cherasco venne istituita la provincia di Chieri, venendo però eliminata già nel 1697.
Una serie di avvicendamenti e di scontri per la successione del trono reale portarono il Piemonte alla guerra civile. La città fu coinvolta poi nelle guerre francesi di Vittorio Amedeo II, ma nel 1691 riuscì ad evitare d'essere posta sotto assedio dal generale francese Feuquieres, pagando una forte somma di denaro.
Il XVIII secolo fu più tranquillo, sede di alcune riforme e ammodernamenti dello stato voluti da Amedeo II e poi da suo figlio Carlo Emanuele III (1730-1773). Nel 1785 fu eretta a principato a favore del duca d'Aosta Vittorio Emanuele, poi re come Vittorio Emanuele I.
A interrompere questa fase idilliaca giunse la Rivoluzione Francese. Dopo la Pace di Parigi del 1796 le idee rivoluzionarie si diffusero anche in Piemonte, sobillate ad arte da agitatori che non avevano difficoltà ad agire su una popolazione stremata dalla fame e dalle tasse. Fra il 23 e il 25 luglio, 1797 Chieri fu sede di una rivolta antisabauda che si risolse però in una disfatta. Il 3 dicembre, 1797 le truppe francesi entrarono in Chieri e cinque giorni dopo Carlo Emanuele IV fu costretto ad abdicare. Il giorno successivo i francesi entrarono a Torino formando un governo provvisorio. Per un breve periodo Chieri, (1799), vide l'ingresso delle truppe austroungariche quasi subito ricacciate dalle truppe napoleoniche, ed il Piemonte, nuovamente riconquistato ed annesso alla Francia il 5 settembre,1801. Per circa 15 anni Chieri fu "ville" francese e fu dato un grande impulso alla costruzione di strade. Nel 1796 fu costruita una strada che congiungeva Chieri con i paesi della collina adiacente.
Uno delle prime delibere del nuovo consiglio repubblicano fu la confisca dei beni ecclesiastici e la soppressione degli ordini religiosi. Nel 1808 il comune decise la riparazione del convento di San Filippo Neri per adibirlo a sede della pubblica amministrazione.
Durante i primi anni della Restaurazione la popolazione chierese aumentò : alla fine del XVIII secolo ammontava a circa 10.000 abitanti, divenuti 13.274 nel 1838. Nel frattempo caduto Napoleone tornò in Piemonte la Casa Savoia. Nel 1835 venne terminata la nuova strada che collegava Chieri a Torino, passando per Pino Torinese. L'industria era sempre presente anche se dominava il tradizionale settore tessile. Nel 1842 l'antico convento di San Francesco venne adibito a sede del municipio[8]
Tra il 1848 ed il 1861 Chieri partecipò al generale clima di rinnovamento del "decennio di preparazione" e tale fermento è testimoniato da un leggero aumento di popolazione che nel 1858 giunse a 15.033 abitanti. Nel 1855 venne redatto un piano regolatore per lo sviluppo della città. Vennero distrutte le mura e le antiche porte, mentre si progettò il nuovo viale verso Torino ( Viale Fiume ). Con il trasferimento della capitale, tra il 1870-1880, questo periodo fu probabilmente il più ricco di progetti e realizzazioni. Nel 1874 venne inaugurata la stazione e la linea Chieri-Trofarello. Grazie alla ferrovia l'industria tessile ebbe un nuovo impulso. Negli stessi anni venne realizzata l'illuminazione a gas. La scissione di Santena da Chieri provocò un duro colpo e fu la causa principale che diede origine ad un sensibile calo demografico, nel censimento del 1889 era scesa a 12.667 abitanti.
Alla fine del XIX secolo l'industria chierese era in ottime condizioni : 27 manifatture, 2000 telai comuni, 500 Telai Jaquard e 3.300 operai. Era un'industria quasi totalmente a base artigianale[9] che solo nel 1909 poterono disporre di energia elettrica. La crescita del numero di operai fece sorgere con il tempo diverse società di Mutuo Soccorso con fini assistenziali e previdenziali. È il caso della Società degli Operai nata nel 1850 con l'appoggio del Consiglio comunale. A causa di una condizione di lavoro dura, e di una diffusa povertà nel 1880 iniziarono una serie di scioperi che andarono culminando con quello del 1893 dove gli operai ottennero per la prima volta un aumento salariale. Cinque anni dopo nacque il Partito Socialista divenendo presto il centro organizzativo del movimento operaio chierese, ma solo nel 1908, a causa di divisionii interne, riusci ad affermarsi decisamente alla testa del movimento. Mentre il potere restava in saldamente in mano a consigli comunali di stampo liberali, il primo ventennio a Chieri scorreva in un susseguirsi di scioperi. Nel 1920 venne eletto per la prima volta un sindaco socialista Giovanni Davico a cui succedette nel 1921 Angelo Menzio, una delle figure di spicco dell'antifascismo chierese.
Dopo la prima guerra mondiale Chieri era dopo Biella la seconda città italiana per esportazione di prodotti tessili. Dal 1921 si estese la violenza squadrista del partito fascista. L'aumentare delle violenze e l'affermarsi a livello centrale dei fascisti costrinse Menzio alle dimissioni. Anche per Cominciava la dittatura fascista. Nel 1927 venne nominato un podestà nella persona di Alfredo Bruni.[10]Durante il ventennio venne costruita l'elettrificazione linea ferroviaria Chieri-Trofarello. L'economia chierese risenti fortemente della Crisi del 1929, ma fu soprattutto la politica autarchica a bloccare lo sviluppo del settore tessile.
Caduto il fascismo nel 1943 anche Chieri si schierò con la Resistenza dando il suo contributo con l'elezione a sindaco di Angelo Menzio. Gli anni seguenti videro un forte incremento demografico a causa dell'immigrazione prima di veneti e successivamente dal Meridione. L'aumento esponenziale della popolazione non venne accompagnato da un piano organico di sviluppo urbanistico. Ciò causò un grave degrado del centro storico, al quale si è cercato di porre rimedio solo a partire dagli anni 80, e dall'altra la crescita di interi quartieri.[11], estranei al tradizionale assetto urbanistico della città.
L'origine del nome di Chieri è stata oggetto di varie supposizioni e congetture. Una leggenda locale racconta che il nome sarebbe derivato da una battuta fatta nel 1154 da Federico I Barbarossa: dopo aver distrutto la città, avrebbe detto, rivolto alle rovine: "E tu, chi eri ?".
Il campanile, alto 50 metri fu costruito in tre momenti successivi (1329-1365-1492). Alla base ci sono due meridiane.
Fra le altre chiese realizzate nel periodo barocco troviamo la Chiesa di Santa Margherita, terminata nel 1671 su progetto di Francesco Lanfranchi e la Chiesa di Santa Maria della Pace terminata attorno al 1660.
La Chiesa di San Antonio Abate, venne edificata sul sito di una precedente chiesa gotica. Il progetto venne affidato prima al Juvarra,[18] ma a causa delle scarse risorse economiche venne rimandato al 1767 e coommissionata all'architetto Giuseppe Giacinto Bays, al quale si pose la condizione di rispettare il progetto juvarriano. La chiesa è a navata unica con cappelle laterali, la volta ornata con stucchi e centro dipinta con la Gloria di Sant'Antonio, opera del pittore Vittorio Blanseri, un allievo del Beaumont.
La Chiesa di Sant'Andrea, era considerata dallo stesso Juvarra uno dei suoi capolavori. Venne costruita tra il 1728 ed il 1733 accanto all'ononimo covento. Durante l'occupazione francese venne adibita a cotonificio. Fu distrutta nel 1811[19] per evitare che fosse nuovamente adibita al culto.
Tra i più importanti palazzi, archi, ville d'epoca possiamo annoverare :
È una delle più note e tipiche costruzioni della città, conoscendo nei secoli diverse modificazioni. Eretto nel 1580, in onore di Emanuele Filiberto, il quale morì quando ancora l'arco non era terminato. Nel 1586, per la nascita di Filippo Emanuele , primogenito di Carlo Emanuele I, l'arco subì i primi restauri. Nel 1761 un nuovo crollo rese necessario un consistente rifacimento affidato al Vittone. Nel 1837, venne sottoposto ad un nuovo restauro e nel 1876 vi venne posto un orologio.
A Chieri, nella frazione Pessione ha sede il Museo "Martini" di storia dell' Enologia, creato da Lando Rossi di Montelera proprietario della Martini & Rossi, noto stabilimento famoso nel mondo per la produzione di Vermouth. Diviso in 16 sale i reperti sono organizzati in modo da permettere al visitatore di prendere visione delle forme e dei modi assunti dalla cultura del vino nelle diverse civiltà succedutesi dall'antichità ad oggi, per un arco di tempo di venticinque secoli.
Secondo Il Censimento Istat del 2001, nel comune di Chieri sono presenti : 804 attività industriali con 4.231 addetti pari al 37,71 % del totale della forza lavoro, 1424 attività di servizio pari al 37,07% e 166 attività amministrative con 2.830 addetti pari al 25,22%. Complessivamente sono occupati 11.220 persone, pari al 34,140 % del numero totale degli abitanti.
Sarebbe proprio Chieri la città ad aver dato i natali al blue jeans: infatti già nel XV secolo in città si produceva un tipo di fustagno di colore blu che veniva esportato attraverso il porto di Genova, dove questo tipo di tela blu era usata per confezionare i sacchi per le vele delle navi e per coprire le merci nel porto; il nome inglese deriverebbe, secondo alcuni, dal termine blue de Genes, ovvero blu di Genova.
La squadra locale di pallavollo femminile è impegnata nella serie A1 del campionato professionistico nazionale
Sindaco: Agostino Gay (centrosinistra) dal 14/06/2004
Centralino del comune: 011 94281
Posta elettronica: protocollo@comune.chieri.to.it
Ha realizzato tre gemellaggi:
Abitanti censiti 